lunedì 20 febbraio 2017

Coriandoli



Il tema del chiacchiericcio mediatico odierno, così come giorni addietro, è quello della scissione annunciata del Partito democratico. Coriandoli. E proprio ieri sentivo alla radio ricordare una ben più storica scissione, quella avvenuta a Livorno al congresso del Partito socialista, dal teatro Goldoni al San Marco, e che diede vita al PCd’I. E fioccano le rievocazioni di nomi come quello di san Gramsci e del beato Togliatti. Nessuno che faccia menzione di quello che allora fu il primo segretario del partito nuovo, ossia un partenopeo verace nato a Ercolano, tale ingegner Amadeo Bordiga. Il quale, sia detto di sfuggita, non doveva riconoscenze pedagogiche verso un altro napoletano (di adozione), il proprietario terriero Benedetto Croce. Bordiga assecondò “il lento evolvere dall'idealismo filosofico al marxismo” di Gramsci. E vi fu anche “Un Gramsci perfettamente bordighiano”, come scriveva Paolo Spriano nell’ottavo capitolo del primo volume della Storia del Partito comunista italiano.

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Quelli che, per posa, dicono di aborrire internet, mi rammentano quei nostalgici che all’epoca degli incunaboli rimpiangevano, a fronte dell’invenzione del povero Francesco Griffo, i codici miniati da veri intellettuali del bel tempo antico. È ben noto che siamo usciti dal cosiddetto Medioevo (durato più a lungo di quanto si è detto a scuola), non solo grazie allo sviluppo economico, all’incremento della produzione e della popolazione, alle scoperte geografiche, all’abolizione del maggiorasco, alla premiata triade Bach-Beethoven-Mozart, ma anche a seguito della sconvolgente rivoluzione scaturita dall’invenzione e diffusione del libro stampato. Ora, non è il caso che ripeta cose risapute relative all’impatto che stanno avendo le nuove tecnologie nella nostra vita, e le prospettive che esse aprono. Tuttavia non dimentichiamoci del libro, che non sarà sostituito del tutto e a breve.

È vero che se voglio consultare uno dei 103 volumi del Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica del Moroni non devo più recarmi alla Marciana e invece basta l’ormai classico clic; e così pure per molti libri nuovi, che si possono leggere comodamente con i nuovi ausili elettronici. E però non sempre è la stessa cosa. Anzitutto perché solo un numero limitato, anche se non esiguo, di libri è disponibile per via telematica. Vero che se voglio rintracciare La Roma sotterranea cristiana di Giovanni Battista De Rossi posso scovarla in un sito tedesco, ma se per esempio voglio leggere uno dei testi fondamentali (e meno conosciuti) della storia del pensiero scientifico, vale a dire la Dialettica della natura di Engels, ebbene non lo trovo in internet in alcun idioma, tantomeno in italiano.

Ecco a che cosa servono le biblioteche e perché, tra l’altro, è assai più comodo continuare ad avere i propri schiavi allineati sugli scaffali delle librerie di casa. Al comando sono pronti a obbedire, quando non giocano a nascondino facendoti disperare. Invece di portare appresso aggeggi alimentati a batteria puoi infilarti in tasca, che so, L’origine delle specie, e andare senza problemi alle Galapagos. Quanti di noi l’hanno letto? Eppure non c’è uno solo che non abbia le sue opinioni sul darwinismo, l’evoluzione delle specie e finanche sugli equilibri punteggiati del modello di Gould. Magari abbiamo letto l’eccellente Bonicelli, ma di solito il libro del nipote di Josiah Wedgwood l’abbiamo tenuto in non cale. Già alle prime pagine de L’origine si capisce che l’Autore non sta facendo solo scienza (a dirla così sembro il Zichichi) ma letteratura di altissimo livello. È vero godimento già solo per questo motivo.

La stessa cosa accade alle prese con Marx, ma ciò assume carattere ben più grave, poiché non riguarda solo la sfera della scienza in sé, ma anche quello della politica, con tutti gli annessi e connessi che ben sappiamo. Non c’è uno, dall’orso delle Svalbard all’ultimo pinguino dell’Antartico, che non abbia una sua opinione su Marx, e, con disinvoltura, accosti quel nome, vale a dire le famose “teorie sul comunismo di Marx”, a quel gulag a cielo aperto che fu l’Urss, ecc.. E quello sarebbe stato, sissignori, il comunismo di Marx! Follia, ma tant’è.

Stesso discorso vale per Freud, salvo il fatto che la psicanalisi non ha nulla a che fare con la politica, anche se i politici sono oggetto del suo interesse. E chi di noi non ha una sua opinione sul freudismo, sulla psicanalisi, sull’inconscio, su questo e quell’altro aspetto dello sterminato repertorio psicoanalitico? Qualcosa effettivamente s’è letto, magari saltando di palo in frasca, e non manca nelle nostre domestiche dispense di acculturazione un libretto di Freud e/o dei suoi epigoni. Del resto le sue più celebri pubblicazioni hanno invaso il mondo, e benché di scarso valore scientifico i suoi scritti non possono lasciare indifferenti, anzi, più le sue costruzioni sono ardite e basate sui “fatti” e più affascinano il lettore. E questo Freud lo sapeva.

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A questo punto dovrei passare ad altre ciance, cioè, come annunciato nel post precedente, alla questione curiosa relativa alla “scoperta” dell’inconscio da parte di Freud. Ma il post è già così lungo che rinvio a una prossima data.

6 commenti:

  1. Senza dimenticare Antonio Labriola..."le idee non cascano dal cielo ".

    caino

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  2. qui forse in inglese
    http://th.bookzz.org/book/997999/c16745

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    1. può essere, ma vai a fidarti di quegli aggeggi. meglio il libro.

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  3. Una semplice metafora consiglia di 'abbassare la mangiatoia', soprattutto oggi.
    Potremmo considerare 'Il dizionario di erudizione storico- ecclesiastica' piuttosto che 'La Roma sotterranea cristiana', e tantomeno 'La dialettica della natura' testi per addetti ai lavori.
    Peraltro non credo che la sua esperienza didattica quanto quella quotidiana al supermercato possano riservare particolari sorprese; i riferimenti alle indagini Istat ed Ocse sulla dedizione nazionalpopolare alla qualsivoglia lettura sono stati ampiamente valutati qui e altrove. 'Origine delle specie' per passare da turista a viaggiatore o i 'Grundrisse' in lingua originale per analizzare i sistemi e le condizioni storiche delle esperienze novecentesche...mah
    Del resto l’apprezzamento per un prodotto culturale passa per la sensazione di essere fra i pochi eletti che lo possono capire.

    Rimango di questo parere già espresso: c’è una natura che le strategie della cultura non riescono a scalfire : concedendo ai singoli le più diverse doti fisiche e attitudini mentali (spirituali), ha istituito ingiustizie contro cui non c’è rimedio. Bisogna capire come queste disparità siano assimilabili in forme sempre più vivibili di convivenza nel progresso della Storia.
    (Sarà meglio illudersi da ignoranti che disperarsi da consapevoli?)

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    1. a me pare chiaro di non rivolgermi al genere umano in quanto tale, ma solo ad esemplari sensibili alla lettura come Lei.
      Per quanto riguarda "la sensazione di essere fra i pochi eletti che lo possono capire", non si tratta di una sensazione bensì di una dato di fatto: non sono molti coloro che trovano interesse per tali letture. E tuttavia mi ostino a credere che il livello culturale di un popolo dipenda essenzialmente dalle proprie condizioni di vita e dall'ambiente sociale in cui si muove. Quanto alla sua ultima domanda, non credo si tratti di una scelta dei singoli soggetti. Per vari motivi.

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  4. La ringrazio dell'attenzione e dell'apprezzamento.
    Anni fa mi aveva definito ironicamente (non credo sarcasticamente) 'poeta', in un'altra occasione ignorante. E su questo devo acconsentire a malincuore e purtroppo.
    Lei si è posto l'obbiettivo di condurre una rubrica di qualità, per metafora Manifesto e Rinascita mi sono preclusi, mi accontento dell'Unità (l'ur text però) e un poco di Pravda. ))

    Ho girato parecchio il mondo e sono d'accordo, per quel che le possa interessare, sul fatto che le condizioni di vita generali e ambientali sono determinanti per uno sviluppo coerente della persona ma lei sa per esperienza didattica diretta che il dna non mente e che i tarlucchi prosperano con dovizia anche tra gli enfant gatè.

    Di un'altra cosa sono convinto alla mia età , che il senso dell'umorismo e dell'ironia (merci rare), sono il modo migliore per conservare la dignità nei momenti difficili.

    A bientot.

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