giovedì 23 febbraio 2017

Contraddizioni 4.0



Alessandro Gilioli, con la sua concretezza abituale, si pone delle domande partendo dalle delle considerazioni che in parte riporto:

[…] accadrà che altre tecnologie - altre app, altri sensori, altri robot, altri outsourcing, altre intelligenze artificiali - renderanno altrettanto obsoleto quello che facciamo noi, cioè il nostro modo per portare a casa un reddito. Ci saranno soluzioni più soddisfacenti per i consumatori di quanto siamo noi, a un costo minore. Nessuno, fuori, ci rimpiangerà.

Ecco: allora, a quel punto: ci sarà qualcuno che ci accompagnerà nel mondo nuovo?

Ci sarà una politica che non potendo né volendo proteggerci come categoria (giustamente, siamo obsoleti) ci proteggerà come persone?

Ci sarà un modo per garantire un minimo di continuità di reddito in questo passaggio strutturale (ed epocale) verso il mondo in cui il lavoro umano sarà rarefatto?

Ci sarà qualcuno che si occuperà di redistribuire alle persone rese obsolete dalla tecnologia i profitti miliardari dei proprietari delle app, dei robot, delle piattaforme e del resto?

A queste osservazioni molto pertinenti di Gilioli mancano due domande senza le quali si resta a pestare acqua nel mortaio.

martedì 21 febbraio 2017

Stranezze



Prendo spunto da un libro di Lucio Russo che a suo tempo ebbe buona critica e diffusione: La rivoluzione dimenticata, il pensiero scientifico greco e la scienza moderna, Feltrinelli 1996. Scrive l’Autore a pag. 210:

«[…] La moderna teoria psicoanalitica dei sogni è nata, secondo l’autorevole testimonianza di Freud, partendo dagli elementi “vicini alla realtà” da Artemidoro […].

«[…] si può pensare che il lontano casuale precursore di Freud sia in realtà non Artemidoro, ma Erofilo e la sua scuola».

Infatti, nel suo Die Traumdeutung (L’interpretazione dei sogni), Freud scrive in un passo a conclusione di una nota posta alla fine del terzo capitolo:

Sono ben lontano dal cercare di sostenere che sono il primo autore ad avere l’idea di far derivare i sogni dai desideri […]. Coloro che attribuiscono una qualche importanza a queste anticipazioni, possono risalire all’antichità classica e trovare Erofilo, il medico che visse sotto il primo Tolomeo. Secondo Buchsenschutz, egli distingueva tre tipi di sogni: quelli […]».

La classificazione del sogno secondo Macrobio e Artemidoro è proposta da Freud nella pagina successiva, in un’aggiunta del 1914, che Freud sostiene essere tratta dal Otto Gruppe in Griechische Mythologie und Religionsgeschichte (1906). A pagina 101, sempre in una nota del 1914, Freud s’intrattiene sulla figura e il contributo di Artemidoro, sulla base di un’opera di Theodor Gomperz. In un’aggiunta apportata alla stessa 4a edizione è citata una frase tratta dalla Spiegazione.

lunedì 20 febbraio 2017

Coriandoli



Il tema del chiacchiericcio mediatico odierno, così come giorni addietro, è quello della scissione annunciata del Partito democratico. Coriandoli. E proprio ieri sentivo alla radio ricordare una ben più storica scissione, quella avvenuta a Livorno al congresso del Partito socialista, dal teatro Goldoni al San Marco, e che diede vita al PCd’I. E fioccano le rievocazioni di nomi come quello di san Gramsci e del beato Togliatti. Nessuno che faccia menzione di quello che allora fu il primo segretario del partito nuovo, ossia un partenopeo verace nato a Ercolano, tale ingegner Amadeo Bordiga. Il quale, sia detto di sfuggita, non doveva riconoscenze pedagogiche verso un altro napoletano (di adozione), il proprietario terriero Benedetto Croce. Bordiga assecondò “il lento evolvere dall'idealismo filosofico al marxismo” di Gramsci. E vi fu anche “Un Gramsci perfettamente bordighiano”, come scriveva Paolo Spriano nell’ottavo capitolo del primo volume della Storia del Partito comunista italiano.

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domenica 19 febbraio 2017

Troppo facile dargli del matto



La conferenza stampa di Donald Trump di giovedì pomeriggio è stata un fatto senza precedenti. Non è paragonabile a qualsiasi altra cosa vista prima nella storia americana moderna, anche al culmine della crisi del Watergate. L'evento ha avuto un carattere surreale, laddove per più di 75 minuti il presidente degli Stati Uniti ha avuto un franco scambio d’insulti con i giornalisti.

In un tale spettacolo è necessario indagare il contenuto razionale, la dinamica politica sottostante. In questo caso la conferenza stampa ha posto in luce un conflitto all'interno della classe dirigente americana, specie sulla politica estera, poiché il rischio di precipitare verso la guerra è diventata la cosa meno remota da oltre mezzo secolo in qua.

Molti si chiedono se Trump sia fuori di testa. Troppo comoda la scorciatoia della psichiatria per spiegare i fatti storici. Cesarismo, fascismi e stalinismi, devianze varie, spiegati sulla base della “malattia”! Con ciò non voglio negare il ruolo delle singole personalità (e delle loro patologie) nella storia. Tuttavia queste personalità, con le loro variegate mende psicotiche, sono esse stesse un prodotto di una particolare situazione storico-sociale. Che poi ad occuparsene siano i psicoanalisti è, dal mio punto di vista, davvero paradossale.

venerdì 17 febbraio 2017

Sillogismi



Poste determinate premesse ad un ragionamento, la deduzione viene da sé. A scuola, il prof di filosofia, per farci sorridere, ne recitava un sillogismo famoso e paradossale: “La sarda salata fa bere e ribere; bere e ribere spegne la sete; dunque, la sarda salata toglie la sete”. Anche nel caso che pongo in esame si parte da una premessa generale, si passa poi a una seconda premessa di carattere particolare, per giungere a una conclusione logica ingannevole quanto l’esempio delle sarde salate. Vediamo.

La premessa generale è quella riguardante il welfare: ha degli elevati costi sociali (questo in tutta l’Europa occidentale). La seconda premessa, di carattere particolare, è questa:

«Nel 2015 la spesa totale per pensioni, sanità, politiche attive e passive del lavoro, assistenza sociale è stata pari a 447,3 miliardi pari al 54,13% dell’intera spesa pubblica, interessi sul debito compresi. In rapporto al PIL, cioè a tutta la ricchezza prodotta nel Paese, la spesa sociale pesa per il 27,34%».

La sarda salata che toglie la sete è data dalla seguente conclusione:

«Questa incidenza pone l’Italia al quarto posto europeo [per spesa sociale] dopo Danimarca, Francia e Finlandia e davanti alla Svezia».

giovedì 16 febbraio 2017

"O parlo turco?"



Ieri sera ho registrato, per vedermelo stamani, un programma televisivo (La gabbia open) perché volevo sentire cosa avrebbe detto il filosofo Massimo Cacciari. Il professore veneziano invita a fare sempre “discorsi di verità”, e la cosa m’intriga. Alla domanda riguardante la straripante disoccupazione di massa indotta dalle nuove tecnologie, il filosofo ha risposto che “la liberazione dal lavoro è un bene, che è ora di finirla con l’etica del lavoro di stampo antico”. Come non essere d’accordo? Se avesse precisato che è ora di finirla con l’etica del lavoro salariato, sarebbe stato meglio, tuttavia accontentiamoci.

E però, ha precisato Cacciari, tale liberazione dal lavoro non deve creare masse di “disperati”. E anche in tal caso, come non essere d’accordo? Sennonché, per ovviare a questa non lieve contraddizione generata dal sistema, Cacciari propone la solita ricetta: “distribuire a tutti la ricchezza sociale prodotta” di modo che chi resta escluso dall’attività lavorativa “necessaria” non abbia a patire e possa dedicarsi alla lettura, alla pesca sportiva, ecc.. Insomma, se non vuoi fare il filosofo almeno prova a prendere qualche pesce all’amo.

“O parlo turco?” è sbottato a dire Cacciari al conduttore della trasmissione che per contratto doveva menare il can per l’aia.

martedì 14 febbraio 2017

Il paese più libero e democratico del mondo


Dal Domenicale del Sole 24ore la recensione di un libro che difficilmente sarà tradotto in italiano. Racconta la storia del totalitarismo americano, ossia la dittatura della borghesia statunitense sul proprio proletariato, di là del mito hollywoodiano. Ad ogni modo basta leggere Steinbeck per farsene un'idea.


In una società che abbia un senso



Domenica pomeriggio, entrando in un bar, dove fanno un ottimo punch alle mele (analcolico), sentivamo gracchiare alla radio queste parole: “… i due portieri sono rimasti disoccupati”. Mi è stato facile osservare che ciò non è dipeso né dalla crisi e nemmeno dall’introduzione di nuove tecnologie.

La questione del lavoro è maledettamente drammatica. Quando sento dire da certi cosiddetti imprenditori che non trovano forza-lavoro, pur in cambio di un salario (pensi, signora contessa!), mi girano le scatole poiché conosco molto bene qual è la realtà. Un esempio concreto. Una giovane donna è assunta come stagista da un’azienda con 110mil. di fatturato, a pochissimi euro l’ora (non dico quanti perché non credereste) pagati dalla Regione. Un’ottima persona, anche sotto il profilo professionale e tuttavia viene posta “in libertà” non appena finiscono i contributi regionali. Sotto un’altra, poi un’altra ancora. Conosco personalmente decine di questi casi. Non parliamo poi degli studi professionali, tipo notai, avvocati, architetti, ecc..

In una società appena decente, che abbia un senso, dove sia data la possibilità di una qualche libertà e sovranità effettiva, dove il lavoro non esista solo per i bisogni di valorizzazione del capitale, l’orario di lavoro dovrebbe essere ridotto in modo drastico, cosicché anche Ichino, Fornero, Alesina, Renzi, possano essere avviati a svolgere un lavoro vero. E così altre gang del pensiero neoliberista che operano nei parlamenti, nei ministeri, nelle redazioni dei media e nei dipartimenti universitari. Dopo una sola giornata in fabbrica le loro granitiche certezze, che molto hanno sedotto, mostrerebbero vistose crepe. Scrivevo nel titolo di un post recente che l’anima del borghese è l’anima della sua classe sociale, così come, soggiungo, l’anima del capitalista è l’anima del capitale.


Entro il prossimo decennio, i nodi verranno al pettine e, c’è da scommetterci, non sarà un bel vedere.