giovedì 19 gennaio 2017

Un motivo in più



La neve. Questo fenomeno straordinario. Si potrebbe dire che è stata la natura a farsi sorprendere. Questo evento non era stato previsto fino al mese addietro. Una copiosa nevicata pari solo a quella, memorabile, del lontano 4 febbraio 2012. Tutta colpa della geografia, del fatto che la penisola è messa molto più di traverso di quanto si creda: Pescara più ad est di Trieste. E perfino della perfida Berlino! Un motivo in più per chiedere l’uscita dall’Europa. Quando arriva la buriana dal nord-est, un vento meschino carico di neve, va dritta-dritta a sbattere proprio dove meno te l’aspetteresti, sulla dorsale appenninica. Fortuna che non ha nevicato a Roma, altrimenti avrebbe chiuso il Parlamento fino a pasqua. Facile sarcasmo? Senz’altro, ma l’alternativa  è l’assalto alle armerie. Non altro.

mercoledì 18 gennaio 2017

Una riflessione scientifica


Una delle fiabe preferite dagli analisti della borghesia è di spacciare la crisi come un fenomeno passeggero e non come un elemento strutturale che ha le sue basi nel modo di produzione stesso.

Le crisi di ciclo hanno punteggiato tutta la storia del capitalismo: nell’Ottocento, poi all’inizio del secolo scorso, crisi strisciante negli anni Venti, clamorosa nel decennio successivo. Il capitalismo, messo alle strette, ha imboccato la strada della guerra. Nel dopoguerra, con la ricostruzione e l’immissione nel mercato di nuove merci (automobili, elettrodomestici, ecc.), per una ventina d’anni c’è stata una forte ripresa del ciclo dell’accumulazione. In seguito il sistema è entrato in una crisi che, salvo brevi momenti, non ci ha più lasciato.

martedì 17 gennaio 2017

Le solite sul costo del lavoro



Quanto va scrivendo Mario Seminerio nel suo blog merita attenzione poiché si tratta di un esempio di successo di diffusione di bufale, infarcite di battutine da liceale del buon tempo antico. La colpa dei nostri guai, come sempre, sarebbe del “costo del lavoro”. Perciò, sostiene, proliferano i vàucer e il lavoro nero. Il mercato si adegua. Se le entrate fiscali latitano, il legislatore se ne inventa delle altre. E su quest’ultimo punto non si può che essere d’accordo.

È dagli anni Sessanta che leggo e sento lo stesso refrain: il lavoro costa troppo. Questo tira e molla sui salari tra padronato e lavoratori fu motivo di uno scontro sociale molto aspro e che vide coinvolti i sindacati, quando questi ancora esistevano. Non parliamo poi delle geremiadi che si levarono dopo l’introduzione della scala mobile, fino a quando non fu cassata da un referendum che prometteva nuovo vigore economico e l’uscita dalla crisi (la crisi c’era anche allora, c’è sempre stata). E anche dopo il referendum, le doglianze sull’elevato costo del lavoro non cessarono.

Una rivoluzione che non interessa più solo la classe operaia

Con la fine delle dittature burocratiche dell’Est Europa si è chiusa un’epoca. Prima ancora s’era chiusa l’epoca dell’egemonia della classe operaia, che si era costruita e poi consolidata nelle lotte tra il 1848 e il 1871, e poi tra il 1905 e il 1917. Questa egemonia ebbe un sussulto tra gli anni Sessanta e Settanta, quando si sperimentò un’alleanza tra lavoratori e studenti, e una collaborazione stretta tra intellettuali e avanguardie di lotta. Sembrò allora che si dovesse andare ben oltre ad un mero riconoscimento normativo del ruolo del lavoro all’interno della fabbrica (si pensò di staccare il lavoro dal capitale), a un mutamento radicale nella società, nella scuola e nell’università, così come nella cultura e nella politica.

lunedì 16 gennaio 2017

Riprendere in mano la nostra storia



Invito a leggere questa intervista ad Alain Badiou segnalatami da una persona che stimo. Personalmente i filosofi francesi mi hanno sempre provocato l’orticaria (non sono però migliori quelli nostrani), ma in questo caso credo di essere sostanzialmente d’accordo con le riflessioni di Badiou, soprattutto con l’affermazione: “il marxismo è il solo pensiero generale che possa illuminare il mondo contemporaneo ed essere alla base di una nuova politica. Tutti i concetti importanti di Marx sono molto più veri oggi che ai suoi tempi”.

domenica 15 gennaio 2017

La caverna di Escher



Chi sono oggi i padroni della caverna? Nell’ancien régime ­ – scriveva Diderot – erano i re e i loro ministri, preti e dottori, apostoli e profeti, teologi e politici, furfanti e ciarlatani, insomma il bel mondo, i padroni della caverna platonica, la colossale fabbrica d’illusioni che alimentava speranze e timori. Così ci racconta Massimo Bucciantini sulla prima del Domenicale recensendo un paio di saggi di Gerardo Tocchini, conoscitore dell’epoca di Diderot e Rousseau (missionari illuminati).

A capo del grande spettacolo c’erano, mutatis mutandis, le stesse figure e figurine colorate di oggi, ognuna adatta al suo ruolo. Con la differenza che oggi qualsiasi spettacolo, malgrado tutto, riesce esteticamente fruibile. Vero che l’attenzione alla bellezza si è elevata e tuttavia il gusto è soggetto al mercato, che sa offrire temperatura e forza alle passioni individuali e collettive. Ne ho avuta ennesima conferma la scorsa settimana: Brera praticamente deserta e al Poldi Pezzoli solo fantasmi, mentre davanti a Palazzo Reale c’erano lunghe teorie di esteti che attendevano, per ore e al gelo, di entrare per vedere Escher!



Il giocatore


Eugenio Scalfari è figlio di un croupier che lavorava ai tavoli del casinò di Sanremo, e lui stesso, il futuro bancario, giornalista, scrittore, filosofo, intellettuale vanesio, pare sia stato, anche se per poco, prima di tutto, ossia ben prima che l’ombelico di Raffaella Carrà scandalizzasse l’Italia, un croupier. Un mestiere come un altro. Questo solo per dire che Scalfari di roulette se ne intende come pochi, e va preso con attenzione e considerazione il giudizio che oggi esprime su Matteo Renzi: “assoluto è il mio giudizio sulla sua figura di statista. A me sembra piuttosto essere un perfetto giocatore di roulette”.


Come sembrano lontani quei tempi nei quali Scalfari scriveva amorosi versi: “Matteo Renzi ha un innato senso della politica, cioè una visione del bene comune” (domenica 1 giugno 2014).

E soggiungeva: per fortuna ha vinto Renzi, in tal modo sventando “il pericolo per la democrazia italiana e per l’Europa” rappresentato da Grillo. Da leggere tutto quell’editoriale, così come altri dello stesso tenore. A mia volta chiosavo: “Va notato che Renzi Matteo da una settimana non riesce più a scoreggiare come prima delle elezioni, in troppi gli tengono la lingua sul buco del culo”.

venerdì 13 gennaio 2017

Un paese azzardato



Questa mattina ascoltavo radiotre, la trasmissione “prima pagina-filo diretto”, dove il conduttore, il giornalista di turno, diffondeva questa notizia: in Italia, la spesa per lotterie, video-slot e grattatine varie (una sessantina di tipologie), quasi eguaglia la spesa complessiva sostenuta da 60 milioni di persone per la propria alimentazione. Uno spaccato eloquente della fase economica che stiamo attraversando, ma nel grumo non c'è solo la disperazione di un paese sinistrato.

Sono numeri veri? Oppure, senza essere una bufala, sono numeri un poco esagerati? L'accostamento tra spesa per alimentazione e quella per il "gioco" è senz'altro esagerato. La spesa per l’alimentazione è di circa 28,3 miliardi (Istat, 2013) non mi è nota ma è di molto superiore a quella stimata per il “gioco”, che secondo il citato giornalista si aggirerebbe sui 17 miliardi. Non quisquilie.

Chiaro che i giocatori incalliti, i cosiddetti ludopatici, sono prevalentemente povera gente, in tutti i sensi. Possiamo addebitare alla credulità e alla stupidità un simile comportamento, alla vana speranza che il caso disperda i dardi dell’iniqua fortuna e realizzi i loro sogni. Insomma, un arsenale di soggettività che sarebbe lungo e arduo censire. Non avere come orizzonte di vita le lusinghe della ricchezza è dura, soprattutto tra i più giovani.

Tuttavia non va trascurato che a capo di questa estorsione (di ciò si tratta, non di altro) c’è lo Stato. Entità quasi astratta quando si tratta dei diritti delle persone, si concretizza nei reiterati governi del malaffare, composti da turlupinatori abituali. Dove stia poi il confine tra lecito e azzardo è questione che non mi appassiona. Come del resto per tutte le questioni terminologiche che eludono la sostanza.